Ah le Cover! (Discover The Cover)
Chi più ne ha, più ne metta. E i MFATGG di cover ne hanno eccome e ne mettono davvero tante.
Al gruppo manca il basso di Fat Mike dei NOFX, ma a tale carenza sopperisce il buon “Jay Bentley” dei Bad Religion (Wow, mostri sacri!) che all’età di 51 anni suonati – molto bene aggiungo – è in grado di cazzeggiare alla grande sul palco spargendo note di basso pressoché ovunque, in ogni frangente.
Del resto si sa, che a far coincidere le date dei gruppi d’appartenza dei vari Gimmes non è un compito facile.
Non a caso la band di Spike (voce, e che voce!), gli Uke-Hunt segue abbastanza fedelmente il tour dei Me First, ma i gruppi degli altri componenti non sempre gravitano in zona concerto dei Gimmes.
Fattostà che cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia; resta la solita eccellenza della loro performance.
Buio in sala concerto; beh dai proprio buio non direi, piuttosto delle luci soffuse, ecco.
Dave Raun prende posizione dietro la batteria che percuoterà senza pietà per quasi tutta la durata del concerto. Quasi perché un paio di pezzi sono eseguiti solo da Spike, ma ci torneremo.
Joey Cape saluta timidamente il pubblico e raggiunge la sua piastrella di palco.
Forse è chimica, forse idolatria, forse tutte e due, ma appena compaiono sul palco, nella loro scanzonata camminata e con le loro improbabili camicie bianche a motivi floreal-tribale stilizzati, già si sente l’atmosfera arroventarsi, una specie di “frizzina nel bicchiere”. Prima una bollicina, poi due, poi dieci, cento, mille eppoi scatta il saluto di Spike dal palco che scatena un’ovazione, flashano le foto di rito.
Doveroso saluto a Jay e si incomincia!
Si incomincia niente di meno che con Gershwin e la sua Summertime da Porgy and Bess.
Ci si scalda con “Me and Julio Down by the Schoolyard” di Paul Simon e si fischietta in allegria la parte zufolata del pezzo.
Danny’s Song di Kenny Loggins prende il largo e la frenesia il sopravvento. E’ impossibile restare fermi. Penso che persino la mummia di Ramesse II zompetterebbe sfasciandosi al concerto.
Si lascia poi la realtà con Leaving on a Jet Plane di John Denver e si nota che i ragazzi – e ragazze ovvio – della platea cantano a squarciagola.
Seguono Who Put the Bomp di Barry Mann da Grease,
Straight Up di Paula Abdul e la fantastica Jolene di Dolly Parton.
Con un Yippie I aye, Yippy I ohhh travolgente arriva la country Ghost Riders in the Sky di Johnny Cash.
A ruota, senza quasi riprendere fiato i Gimmes ti sparano nelle trombe d’Eustachio, già messe a dura prova anche dal continuo ed irrefrenabile zompettare,
I Will Survive di Gloria Gaynor, Sloop John B dei Beach Boys e Nobody Does It Better di Carly Simon.
Ma poi, ti sembra di assistere all’inizio di “The Rocky Horror Picture” con la famosa bocca che canta Science Fiction/Double Feature di Richard O’Brien come se fosse proiettato tenendo premuto il Fast Forward, da tanto è bella.
Con Mandy di Barry Manilow ci si rilassa per modo di dire ma ecco che a seguito parte pacata la travolgente “I Believe I Can Fly” di Robert Kelly.
Strano ma vero pochi istanti prima del crescendo, si apre una voragine tra gli spettatori. Niente di drammatico, è uno “fate spazio” che adesso si scatena l’inferno.
Infatti il pogo che fin lì c’era sì stato, ma non a livelli epocali, a questo punto diventa di portata biblica.
Una “fasòlada” coi controfiocchi, un vortice superdivertente che alza, casomai ce ne fosse bisogno, di almeno dieci graci centigradi la temperatura della già fornacea sala.
Un omaggio all’Italia ce l’abbiamo?
Certo cari fans italici.
Della serie: Pizza, mandolino Mamma i nostri Cover Men ci sparano una poggosa “O’ Sole Mio” cantata in maniera superba.
Giusto per far capire a tutti che Spike un po’ d’italiano lo mastica, si rivolge con un laconico “Cazzo dici?” ad uno del pubblico. E ancora un bel “c’hai scassato ‘a minchia”.
Ok, non sarà certo come recitare Dante, ma la parolaccia crea sempre e comunque consenso.
Spike ad un certo punto sfoggia una chitarrina ed esegue Crazy for You di Madonna dal film omonimo.
E’ una canzone dove ci sono solo ukulele e voce. Mi sembra quasi di vedere la batteria sorridere e rifiatare, dopo tante botte, con l’amara rassegnazione che da lì a poco le “riprenderà”.
Spike esegue nello stesso modo anche una canzone in italiano che non conoscevo, ma che ho poi scoperto essere “Al di là” di Luciano Tajoli, portata a Sanremo nel 1961 da Betty Curtis.
Riporta una velata calma il pezzo “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder e seguono All My Loving dei Beatles e l’attesissima “Over the Rainbow” di Harold Arlen dal Mago di Oz.
Qui il pogo ricorda vagamente il tornado che rapisce Dorothy nel film.
Il bis è di grande spessore, per lasciare un ottimo ricordo della serata.
Ci sono “Country Roads” di John Denver, Rocket Man di Sir Elton John e “End of the Road” dei Boyz II Men.
Che dire?
Grazie ma a voce molto bassa e roca, perché l’ho completamente persa.
Ma felice, davvero felice.
Come sempre IMPERDIBILI!
PS: scusatemi se l’ordine delle canzoni non è preciso, ma sono divertentissime lo stesso.