Mettiamola cosi:
se sei un credente, di una fede qualsiasi, hai sullo schermo una serie “spiazzante” e da odiare/amare in funzione di quanto ti possa sentire offeso o lusingato.
Se sei ateo hai sullo schermo una serie “spiazzante” e da odiare/amare in funzione di quanto tu possa provare simpatia/antipatia verso un personaggio (ops!) divinità presente nella storia.
Va da sé che American Gods è una serie spettacolare, qualunque sia il tuo credo o non credo.
In fondo come in ogni leggenda si crede debba esserci un fondo di verità e in ogni fiaba una briciola di realtà, in questa serie basata su favole, leggende e mitologia c’è sicuramente qualcosa di vero.
VERO è il fatto che non puoi restare indifferente a quello che vedi e soprattutto al modo in cui viene narrato.
La storia, in breve, è un viaggio di una coppia di figure.
Shadow Moon (interpretato da un super-sexy Ricky Whittle), è in galera. A breve dovrebbe uscirne, ma per uno strano scherzo del destino (ah, ah!!) viene scarcerato in anticipo perché sua moglie perisce in un incidente automobilistico.
In aeroporto fa la conoscenza di uno strano individuo di nome di Mr. Wednesday che lo assolda come factotum.
Shadow (al verde) accetta il lavoro.
Da quel momento incominciano a comparire strani figuri che con la realtà hanno poco a che vedere, e per il nostro Shadow sono un po’ cazzi…
Certo un po’ Shadow fa fatica a credere a quello che vede, ma (cit.) “Se credi in qualcosa, allora quel qualcosa è vero”.
E soprattutto, nel nuovo mondo (le Americhe) quanti dei ci sono?
Fatto sta che di dei, nei generi più disparati e dalle credenze più diverse, da questo momento ne compaiono a iosa; chi benevolo, chi malevolo, chi completamente apatico verso tutto.
Ho avuto un sussulto esplosivo in una scena dove Media (una divinità moderna, SPOILER ALERT: impersonata da Gillian Anderson, la Scully di X-Files) appare in una techno limousine agghindata di tutto punto come Ziggy Stardust.

Ovvero; sono gli dei che hanno creato l’uomo, o è stato l’uomo a creare gli dei?
Ah, sì, stavo per dimenticare di dire che le divinità non sono solo quelle classiche; noo, ci sono anche quelle moderne che ai nostri tempi stanno vivendo il loro momento d’oro.
Il cast è nutrito e favoloso.
Un mio plauso speciale va a Peter Stormare, brutto, sporco e cattivo che adoro, qui nei panni (sporchi ovviamente) di Chernobog, il dio nero che gioca a dama e fuma tantissimo.

Il sincretismo religioso è rivelato in maniera irriverente, in un meccanismo spassosissimo e divertente, specialmente a casa di Easter (la Pasqua).
Per chi ci crede, comunque, non dimenticate mai di lasciare un obolo sul davanzale della finestra per il Leprecauno.